Oblivium – 1. Buongiorno Upper East Side

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Ciao a tutti! Sono tornata!

Scusate l’assenza prolungata, ma non appena ho rimesso piede in patria, giorni fa, mi sono dovuta occupare rispettivamente di un esame, di un compleanno importantissimo (i 18 anni di tua sorella si festeggiano una sola volta, dopotutto), poi di un altro esame e nel frattempo ci si doveva mettere anche la salute ad intralciare i miei piani studiatissimi del mese 😡
Comunque rieccomi qui! Londra è MERAVIGLIOSA. Davvero. Trovo solo aggettivi simili per descriverla, straordinaria, incantevole, fantastica, sorprendente, magica! (Ovviamente ho svaligiato l’Harry Potter shop a King’s Cross). Sono la persona più felice del mondo, in questo momento – anche se l’intera settimana successiva al rientro ero più depressa di Britney nel 2007. Continuo a sognarla anche ad occhi aperti! Ora non mi metto a fare i paragoni con Roma, la mia città, perché altrimenti rischio il suicidio – di nuovo.
Questo è il momento di rilasciare il primo capitolo di Oblivium! Ricordate il racconto a puntate di cui vi avevo parlato qui prima di partire? Finalmente potrete leggere l’intero primo capitolo, che ha più che altro la funzione di prologo, e, soprattutto, darete un primo sguardo al cast! Dio, quanto sono emozionata!
E mi raccomando: voglio, anzi, pretendo da voi QUALSIASI tipo di commento/critica/consiglio. Siate spietati!
Se condividete, ricordate l’hashtag #oblivium o #iraccontidisam!

E, ora, si comincia.

ALICE

Allie ha 17 anni, frequenta la migliore scuola privata di Manhattan ed è la ragazza più popolare del quartiere. Si diverte, insieme alle sue migliori amiche, ad insultare e deridere chiunque non sia alla sua altezza o si opponga al suo regno. O almeno è ciò che ha sempre fatto. Con il passare del tempo, infatti, e grazie ad una persona in particolare, inizia a rendersi conto che essere temuti non è sempre meglio che essere amati. Il suo carattere cambierà radicalmente, però, solo dopo un singolare e tragico evento della sua vita.

amelia

Mia è una delle migliori amiche di Allie e suo braccio destro al comando. Chiunque voglia rivolgersi ad Allie non può farlo se prima Mia non lo ritiene degno della sua presenza. Ad un primo esame potrebbe sembrare una semplice tirapiedi, ma Mia ama davvero Allie e il loro rapporto è sempre stato sano e sincero.

JOY

Joy fa parte del gruppo di Allie e Mia ed è la più intransigente. A parer suo solo i purosangue possono rivolgersi a loro. Chi sono i purosangue? Chiunque abbia sempre un’acconciatura perfetta o la manicure perennemente impeccabile, e che ovviamente segua sempre la moda del momento e sia ricco sfondato. Erano gli stessi principi di Allie, appena qualche anno prima, ma ora fatica a riconoscersi, al contrario di Joy, che ha ben chiari i suoi valori.

MATTHEW

Matt è un ragazzo semplice, seppur di buona famiglia, gentile ed educato, e non ha mai voluto avere niente a che fare con le persone come Allie, Mia e Joy. Ma quando Allie gli ha chiesto aiuto nello studio non ha saputo dirle di no, e da allora qualcosa è cambiato in entrambi.
Ma quanto è importante il loro rapporto? Matt sarà disposto a rinnegare tutti i suoi principi per Allie? O sarà Allie a farlo per lui?

JULIE

Julie è la madre di Allie, una donna forte, determinata e sicura di sè. Quando suo marito l’ha abbandonata con due figlie, però, le ha trascurate fino a farsi odiare. Prendersi cura di loro, secondo lei, significava lavorare ogni secondo di ogni giorno, altrimenti come avrebbe potuto assicurar loro un buon tenore di vita?
Ora è una famosa scrittrice di gialli, è spesso in viaggio per la sua professione ed ha poco tempo da dedicare alla sua famiglia.

anastasia

Annie è la sorella di Allie. Ha 8 anni, ma è molto più grande di quanto non sembri. Ama infinitamente sua sorella, che l’ha cresciuta insieme alla loro governante, Nadia, donna fidatissima che è con la loro famiglia dai primi anni di vita di Allie. Annie è una bambina piena di vita e di voglia di imparare, esattamente come era Allie, ma il volto che mostra al di fuori delle mura familiari, a differenza di sua sorella, non è una maschera. Anastasia Jackson è la personificazione della purezza e dell’onestà, e – nonostante la sua giovanissima età – ne è perfettamente consapevole.

1. Buongiorno Upper East Side

«Con le ultime forze rimaste, Anna si lancia verso Elsa e la protegge facendo scudo con il suo corpo. Quando la spada di Hans si abbatte su di lei, la giovane eroina si è ormai trasformata in una statua di ghiaccio.
“Anna, no! Ti prego!” urla la regina, assistendo impotente alla scena.
Hans non si arrende: la sua lama si è spezzata nell’urto contro il ghiaccio, ma nulla gli vieta di sferrare un altro colpo per sbarazzarsi della regina. Mentre alza il braccio, Kristoff lo blocca e lo atterra con un pugno sulla faccia.
“Anna?” chiama il piccolo Olaf avvicinandosi alla statua.
Disperata, Elsa abbraccia sua sorella: non è riuscita a proteggerla dalla sua magia, e Anna ha sacrificato la sua vita per lei. All’improvviso, però, le dita ghiacciate della statua cominciano a sciogliersi, poi è la volta del suo viso. Il sortilegio si è rotto: Anna è viva!
“Ma… come hai fatto?” le chiede Elsa.
“Un atto di vero amore può scongelare un cuore di ghiaccio”, risponde lei con un sorriso».
Alice chiuse il libro. Sua sorella l’aveva costretta ancora una volta a leggerle Frozen e lei non ne poteva più. Le erano sempre piaciute le fiabe e amava leggere – per gentile concessione dei geni di sua madre – ma quando tua sorella di otto anni ti obbliga a leggere la stessa storia dieci volte in una settimana rischi di impazzire. Una sola volta in più e avrebbe potuto recitarla a memoria. Sarebbe stato molto più comodo mettere Annie davanti ad un televisore ed andare a spassarsela con i suoi amici, ma la verità era che adorava trascorrere quei momenti con lei, e amava infinitamente quello scricciolo riccioluto. Da quando sua madre aveva raggiunto un enorme successo con i suoi romanzi, era sempre in viaggio per promuovere i suoi libri, e le rare volte in cui si fermava a New York passava tutto il suo tempo chiusa in camera a scrivere. Quindi ormai era consuetudine: da otto anni, la sera prima di andare a letto, era Alice che leggeva per sua sorella. Quando aveva iniziato a crescere, poi, le aveva mostrato i suoi film preferiti, con il risultato che ora li amava anche lei – seppur con qualche eccezione. Annie era decisamente più grande di una bambina di otto anni, molto più di Alice a quell’età. A dieci anni ancora si spaventava davanti ad Harry Potter, mentre sua sorella aveva visto I doni della morte senza tremare un istante. Anzi, diceva che Lord Voldemort, il personaggio più malvagio mai stato creato, le faceva pena. Insomma, provava pietà per lui.
«Ancora, ancora!», esclamò Annie saltellando sul letto.
«È già la seconda volta, oggi! Non ti stanchi di sentire la stessa storia due volte di seguito?». E per la decima volta in una settimana, pensò.
«Mi piace sapere come vanno a finire le cose», fu la sua risposta laconica. «Dai un’altra sola!», continuò. Ma l’istinto la tradì quando la portò a stropicciarsi gli occhi con il dorso delle mani.
«No, Annie, stai crollando dal sonno». Alice si alzò sorridendo e Annie si sistemò sotto le coperte che le tirò fin sul mento. «Domani», sentenziò poi, avvicinandosi all’uscio della porta.
«Allie», la chiamò mentre iniziava a chiudere gli occhi.
Alice tornò subito indietro. «Sì?».
«Tu mi proteggerai sempre, vero? Come ha fatto Anna con Elsa?». La sua voce era poco più che un sussurro, ormai.
«Certo. Non permetterò che ti accada nulla di male».
«Mai?».
Le spostò un ricciolo definito dal volto scuro. «Mai. Te lo prometto».
Solo dopo aver visto comparire un sorriso stanco sul suo viso angelico, Alice le diede un bacio sulla fronte e uscì dalla stanza, spegnendo la luce.

Dio, che rumore fastidioso!
Il suono della sveglia non era mai stato più squillante.
Alice si maledisse per aver passato il resto della nottata a chattare con le sue amiche, invece che riposarsi in previsione della lunga giornata che la aspettava. Non era certo la scuola a preoccuparla, nè il doversi occupare di Annie, ovviamente, ma la festa per il suo compleanno in programma per quella sera stessa.
Allie odiava le sorprese, odiava farsi vedere meravigliata, imbarazzata, o addirittura commossa. E se non avesse indossato il vestito adatto? Non sarebbe comunque mai accaduto, ma no, non poteva rischiare.
Alice sapeva esattamente come farsi rispettare, perciò non era stato difficile persuadere tutti a non nasconderle nulla. Inoltre, nel quartiere era probabilmente l’adolescente più influente del momento. Nessuno osava contraddirla, almeno a scuola, e Allie l’amava. Amava essere circondata da persone che l’adoravano – letteralmente – e che avrebbero fatto qualsiasi cosa per ricevere anche un semplice sorriso da lei.
E chi non avrebbe amato questa popolarità?
«Ecco la festeggiata!».
«Finalmente!».
Alice era sovrappensiero quando le sue amiche la raggiunsero mettendole in testa una corona giocattolo. La sfiorò con le dita e avvertì delle morbide piume sotto i polpastrelli.
Rise. «Dopo la mezzanotte».
«Non rovinare il momento! E poi non è meglio festeggiare due giorni che uno?», disse Amelia. «Comunque è in ritardo, mia regina».
«Stt», sussurrò Allie, senza riuscire a cancellare il sorriso dal suo volto. «Colpa della Signora Madre».
«Oh, la Signora “tutto lavoro, niente figlie” Jackson ha di nuovo dimenticato Annie?».
«Joy!», la rimproverò Amelia.
«Che c’è? Lo pensi anche tu, Mia, non mentire».
Mia la ignorò. «Allie…».
«Il comportamento insolito di mia madre non è una novità, per me, sapete? Ho accompagnato io mia sorella a scuola, stamattina. Di nuovo». Fece spallucce. «Non mi pesa».
«Be’, comunque non è corretto nei tuoi confronti, non credi? Non dovresti fare la madre alla tua età, ma pensare a divertirti, e… a divertirti!».
Quando Joy sorrise, soddisfatta della sua opinione appena espressa, Mia le lanciò uno sguardo accigliato. «Molto profonda, davvero», disse ironicamente.
«Ma io mi diverto! Stasera mi divertirò».
«Ovvio!», esclamò Joy.
Mia sorrise. «Oh sì. Sarà semplicemente epico».
«Epico», ripetè Alice.

I lunghi corridoi dalle pareti grigie erano affollati esattamente come ogni altro giorno, ma un’insolita atmosfera agitata aleggiava nell’aria circostante.
«Hai consegnato gli ultimi inviti?», chiese Mia. Lei e Joy, schiene contro gli altri armadietti, aspettavano che Alice prendesse dal suo i libri di cui aveva bisogno.
I movimenti di Alice rallentarono improvvisamente. «Non tutti. Sto ancora valutando due o tre persone…», rispose con una smorfia perplessa.
«Persone tipo Matt?», continuò ad interessarsi Amelia.
«Matthew Grey?». Per un istante gli occhi di Joy si fecero più grandi. «Dio santo, che piaga…».
«Potresti tenere per te i tuoi commenti sgradevoli, una volta tanto?». Come sempre, Mia intervenne in difesa della sua amica.
«No, seriamente. Non capisco perchè gli dai tanto spago. È uno sfigato. L’unica cosa che si salva è il suo portafogli. La sua famiglia è ricca sfondata».
«Appunto», sussurrò Amelia. «A volte dimentico quanto sei superficiale».
«Mi sta solo aiutando con matematica», disse Alice con lo sguardo sull’armadietto che stava chiudendo. Ricordava benissimo gli anni passati ad insultare lui e il resto della “feccia” – ogni tipo di nerd presente a scuola – ma ora che lo frequentava si rendeva conto di che tipo di persona era diventata e se ne vergognava tremendamente. Non aveva mai conosciuto un ragazzo più gentile e comprensivo di Matthew Grey, che nonostante non amasse particolarmente lei e il suo gruppo di amici, l’aveva aiutata senza problemi quando gliel’aveva chiesto. Alice non era più la stessa di mesi prima, lo notava sempre più.
«E chimica e fisica… Non passerete troppo tempo insieme? Ti basterebbe semplicemente pagarlo per farti fare i compiti, come faccio io, senza bisogno di vedere quello sguardo da cane bastonato tanto spesso. Anzi, sono sicura che a te non chiederebbe neanche un centesimo: sei Alice Jackson».
«E tu sei ridicola», disse Mia. «Devo dire, comunque, che quello sguardo da cane bastonato non è poi tanto male. Specialmente i suoi occhi azzurri».
«Non posso credere che tu l’abbia detto davvero. E, Allie, se continui a non rispondere mi lasci una sola deduzione possibile». Joy le puntò il dito contro.
Alice si strinse nelle spalle, mantenendo il contatto visivo. Non rispondeva perchè non voleva farlo.
«Lo sapevo, io!», esclamò Joy. «È difficile che il mio radar sbagli certe cose». Alzò il mento, fiera.
«Come la tua lingua», commentò Mia, guadagnadosi uno sguardo irritato dalla sua amica. Alice invece rise, divertita. Nonostante la loro… singolarità, amava le sue migliori amiche.
«Ehi, Al».
Una voce maschile distrasse le ragazze e le costrinse a voltarsi. Alice e Mia sorrisero al ragazzo, mentre Joy fece una smorfia sprezzante e distolse subito lo sguardo, improvvisamente interessata alle punte dei suoi capelli perfettamente acconciati.
«Posso parlarti… in privato?», chiese Matt ad Allie, cercando di non incrociare lo sguardo di Joy. La ragazza bionda incuteva terrore, è vero, ma non a lui. Semplicemente, era l’essere più spregevole con cui Matt avesse mai avuto a che fare.
«Sta’ tranquillo, neanche io sprizzo di gioia alla tua presenza», disse Joy, porgendogli velocemente dei soldi. «I miei compiti di chimica».
«A lei, principessa». Il tono ironico di Matt fece ridere di nuovo Alice, che si ricompose prima che le sue amiche potessero accorgersene.
Dopo aver preso i fogli, Joy e Mia si allontanarono. «Ci vediamo a storia», disse Mia ad Alice, anche lei senza prestare troppa attenzione al ragazzo.
«A dopo». Allie si strinse i libri al petto e si avviò a raggiungere l’aula di fisica a fianco a Matt, che lanciò un’ultima occhiata alle ragazze prima di muoversi.
«Ehm… regina, la sua corona», disse il ragazzo indicando un punto sopra la sua testa.
Alice, allora, si ricordò della corona di piume delle sue amiche e la tolse velocemente nascondendola tra il petto e i libri. «Scusa».
«No, figurati… È davvero… divertente, senza dubbio». Matt soffocò una risata e Allie gli diede un pugno amichevole sulla spalla. «Comunque mi chiedo come diavolo fai a sopportare quelle due».
«Le conosco da più di dieci anni».
«Non per questo sei obbligata a fartele piacere».
«Non mi obbliga nessuno, ok? Sono le mie migliori amiche», tagliò corto, con tono leggermente irritato. Ma non ce l’aveva con Matt perchè giudicava lei e le sue amiche. Era irritata con lui perchè le stava facendo mettere in discussione tutto ciò che fino a quel momento aveva creduto giusto. Le stava facendo mettere in discussione se stessa.
«Ok, non sono affari miei, ho capito. Volevo solo dirti che ieri abbiamo sbagliato un passaggio in un calcolo. Stanotte non ho dormito, per capire cosa fosse, e indovina? Ho risolto il problema». Tirò fuori dalla borsa un quaderno e lo mostrò ad Allie.
«Come sempre», commentò lei con un sorriso. Dopo averle spiegato cosa avevano sbagliato Matt fece per entrare in classe, ma Alice afferrò il suo braccio prima che si allontanasse. Quando gli occhi azzurri del ragazzo incontrarono i suoi scuri, per la prima volta nella sua vita non riuscì a sostenere lo sguardo e abbassò il volto, lasciando subito la presa sul suo braccio. «Ecco, io… volevo darti questo».
Matt prese qualcosa che Alice gli porse e riconobbe l’invito per una festa. «Domani è il tuo compleanno. Non lo sapevo».
Alice si ricompose e lo guardò, sorridendo. «Sì, be’, stasera festeggio da Joy e mi piacerebbe molto che ci fossi anche tu».
Al nome di Joy il suo volto si contorse in una smorfia sofferente. «Al, mi dispiace, ma questo non è il mio mondo e non voglio farne parte», disse restituendole l’invito.
Alice finse che quelle parole non le fecero del male e continuò a sorridere, senza riprendere la busta. «È solo una festa, Matt. Non ti sto chiedendo di sposarmi».
Matt abbassò il volto, scuotendo la testa. «Non lo so, Al…».
Il sorriso sparì dalle labbra della ragazza velocemente come era comparso. «Pensavo che tu fossi diverso». Alice entrò in classe e si sedette al primo banco di fronte alla cattedra. Sperava che lì sarebbe stata più presa dalla lezione e meno dai suoi pensieri, ma non fu così. Tutto ciò a cui riusciva a pensare, al momento, era quella frase.
Questo non è il mio mondo e non voglio farne parte.
Era stata davvero rifiutata? Non poteva crederci, i ruoli si erano invertiti. Di solito era lei ad avere sempre una scusa pronta per liquidare i ragazzi. Era sempre stata convinta che non avrebbe mai trovato nessuno alla sua altezza, quindi perchè provarci ora? Perchè questa volta sarebbe dovuto essere diverso?
Alice stava iniziando ad odiarsi per aver permesso a quel ragazzo di entrare nella sua vita. Da quando lo aveva conosciuto era cambiato tutto, lei stessa stentava a riconoscersi. Eppure non avevano fatto altro che studiare insieme, si vedevano solo due volte a settimana e non parlavano d’altro che di calcoli matematici.
Alice non aveva idea di cosa Matt le avesse fatto, e anche se ora era furiosa con entrambi, non avrebbe mai voluto sentirsi diversamente.

«Ok, che scarpe hai messo?». Il tono elevato di Mia mostrava tutto l’entusiasmo che aveva per la serata imminente.
Circa da trenta minuti Allie era immobile davanti allo specchio a misura umana della sua stanza a rimirarsi da qualsiasi angolazione. «Louboutin, ovviamente».
Il verso approvatore di Mia ruppe quasi un timpano ad Allie, che dovette allontanare il telefono dall’orecchio. «Meravigliose! Ma quali? Ne hai circa un migliaio».
«Quelle rosse. Stanno benissimo sotto il pizzo nero».
«Oh mio Dio, pizzo nero», sussurrò Mia. «Geniale».
«Lo so».
«Mandami una foto prima di uscire. Anzi, no. Voglio la sorpresa. Non mandarmi nulla. Ora devo andare, devo assicurarmi che Joy non uccida i ragazzi che ha ingaggiato per fare il suo lavoro. A dopo!».
Dire che Mia era euforica era un eufemismo. Era letteralmente frenetica, il suo tono sarà stato un paio di toni più alto del solito.
Be’, erano tutti su di giri per la serata, era evidente. Era l’evento dell’anno, nel quartiere. Alice Jackson, la figlia della famosa scrittrice Julie Jackson, compie diciotto anni. I poveri ragazzi esclusi dalla festa stavano sicuramente piangendo disperati per la loro sconfitta sociale.
Dopo un’ultima occhiata allo specchio per autoconvincersi della sua perfezione, Allie scese al piano di sotto pronta ad affrontare la grande serata.
«Sto uscendo». Prese le chiavi dal tavolo all’ingresso e le infilò in borsa.
Julie sbucò fuori dalla sua stanza all’istante. «Dove credi di andare?».
«Alla mia festa di compleanno. Non aspettatemi alzate, ok?».
«Allie, non puoi uscire stasera. Devo parlarti di una cosa importante».
Il tono serio di Julie la costrinse a voltarsi verso di lei, accigliata. «Cosa?! Ma c’è la mia festa!».
«Può aspettare. E poi è pieno di paparazzi giù, non puoi farti vedere vestita così. Capiranno che è un’occasione importante e ti seguiranno. Non sarebbe la prima volta».
Incrociare lo sguardo tetro di sua madre non fece che spazientirla maggiormente. «Il mio diciottesimo compleanno non può aspettare». Scandì ogni parola, più per il tentativo di calmarsi che per essere chiara. «E i paparazzi non hanno mai ucciso nessuno, quindi non c’è nulla di cui preoccuparsi».
Lo squillo improvviso del telefono di Julie l’illuse di averla scampata, ma, prima di sparire di nuovo nella sua stanza, la madre le fece segno di aspettarla.
«Ho detto che stasera non esci», disse quando ricomparve di fronte a lei.
Allie decise che era il momento giusto per far irritare Julie. «Cosa c’è, all’improvviso hai deciso di fare la madre?». Incrociò le braccia al petto, con un ghigno malizioso stampato sul volto.
«Non hai il diritto di parlarmi così». Il suo tono s’indurì.
«Ah sì? Per me tu hai perso ogni diritto da anni, ormai. Da quando siamo solo noi tre ci hai completamente evitate! Ricordi la prima parola di Annie? O la prima volta che è caduta dalla bici? Quando ha imparato a leggere? Qual è il suo colore preferito? Ora non puoi piombare qui a dettare regole all’improvviso e pretendere che ti diamo ascolto. È assurdo, prima fai scappare papà e poi…». Allie non riuscì a finire la frase che Julie allungò un braccio e la colpì in pieno volto. Per un momento infinito rimase immobile con una mano sulla guancia dolorante e lo sguardo incredulo fisso in quello di sua madre. Julie non l’aveva mai picchiata. Ironico che avesse deciso di iniziare proprio il giorno del suo diciottesimo compleanno.
«Amore, io…».
Ma Allie era talmente scioccata che non si accorse dello sguardo addolorato di Julie. Aveva le orecchie ovattate, e avvertiva l’ira iniziare a raggiungerla. Doveva uscire il più presto possibile, così si voltò velocemente e si diresse verso la porta d’ingresso.
«Ma dovevi leggermi Frozen».
La voce di sua sorella la destò un istante, ma non abbastanza da farla calmare. «Ho tutta la vita per leggerti le favole, Anastasia», le rispose senza fermarsi. Quando si sbatté la porta alle spalle, Annie sussultò. Allie non l’aveva mai chiamata con il suo nome per intero, neanche quando la faceva irritare. Ma Annie non era stupida. Sapeva che c’erano aspetti di sua sorella che non conosceva ed era consapevole che non glieli mostrasse appositamente. La doppia vita di Allie era anche troppo evidente quando discuteva con Julie, o quando Annie la sentiva parlare al telefono con i suoi amici. Quella non è mia sorella, si diceva sempre. Mia sorella è buona, dolce e gentile, e non farebbe mai male ad una mosca.
Invece, quella sera, anche lei aveva conosciuto una parte di Allie che non avrebbe mai voluto sperimentare. Quella sera, Allie le aveva spezzato il cuore.

Il cortile del suo palazzo fu preso d’assalto dai fotografi. Allie amava quando i riflettori erano puntati su di lei, era sempre stato così, ma ultimamente la cosa non la divertiva più come una volta. Forse stava davvero crescendo, forse l’imminente compimento della maggiore età aveva scatenato un qualche meccanismo automatico di maturità.
Ma, quella sera, avrebbe dato qualcosa di cui parlare alla stampa. E l’avrebbe fatto per dispetto a sua madre. Più che altro, però – Allie ne era convinta – era una presa di posizione. Così prima di dirigersi a casa di Joy posò qualche minuto e lasciò qualche breve dichiarazione sulla serata ai giornalisti lì presenti, invitantone anche un paio alla festa, per poi farsi chiamare una macchina per accompagnarla. L’uscita di scena fu favolosa: Allie, davanti allo sportello aperto dell’auto, rivolse un ultimo saluto ai fotografi con inimitabile grazia, poi entrò e l’auto partì. Il sorriso che comparve sulle labbra della ragazza era più frutto di malizia che di felicità. Oh, era contenta dell’evento che l’aspettava, ma lo sarebbe stata molto di più il giorno dopo, quando avrebbe visto la faccia di sua madre alla scoperta delle sue foto. Specialmente quelle che avrebbero scattato presto alla festa. Non sarebbero state da prima pagina del New York Times, ma di certo tutte le riviste di gossip ne avrebbero parlato, e Allie non se lo voleva perdere.
Arrivata da Joy, Allie fu soddisfatta e piacevolmente sorpresa dell’accoglienza che trovò. L’immensa folla che la accolse a suon di “tanti auguri a te” fu così calorosa che per un attimo dimenticò quanto fosse tutto solo parte di un copione visto e rivisto. Era ovvio che i presenti avessero tutti un secondo fine – ok, non proprio tutti. Già solo il fatto di essere stati invitati rappresentava qualcosa di molto simile ad un debutto in società. E Allie aveva iniziato a rendersene conto da diverso tempo ormai, ma quella sera non c’era motivo di tenerlo a mente. Come aveva detto Mia? Sarebbe stato epico.
In un primo momento, Allie non riuscì a distinguere ogni singola persona presente, e solo dopo aver concesso le prime foto e aver ascoltato volentieri i complimenti degli invitati osservò più accuratamente ogni angolo dell’attico di Joy, ma non trovò alcuna traccia della persona che stava cercando.
«Lui non è venuto».
Allie dopotutto se l’aspettava. Era convinto che lei fosse un’arrogante e inguaribile narcisista, probabilmente non gli aveva neanche sfiorato il cervello l’idea che potesse provare dei sentimenti. «Lo so».
«Ci tieni davvero così tanto? A quel Matt». Joy tentò con tutta se stessa di non sembrare disgustata, e forse per la prima volta in tutta la sua vita ci riuscì. Voleva davvero essere una buona amica per Alice, e secondo lei il giusto modo di farlo era sempre stato dire la verità in ogni situazione e non nascondere mai nulla, nè fatti, nè sentimenti o sensazioni. Ma stavolta era diverso. Allie sembrava soffrire e non voleva farla sentire peggio.
«Quel Matt é una persona meravigliosa, è premuroso, gentile e…». Sbuffò, sedendosi sulla panca davanti al letto di Joy, e la sua amica la affiancò.
«Diverso?».
«Già… Forse, non lo so». Si nascose il volto tra le mani, poi guardò Joy, sofferente. «È frustrante provare dei sentimenti, sai?».
Joy sembrò pensarci su. «Veramente no».
L’arcata sopraccigliare di Allie si inarcò notevolmente prima che scoppiasse in una risata fragorosa insieme a Joy. Non ricordava di aver mai vissuto un momento del genere insieme a lei. Di solito era Mia quella saggia e interessata al benessere di entrambe. In realtà, Allie non aveva mai saputo comprendere del tutto Joy e il suo strano modo di dimostrare i propri sentimenti.
«Avanti, torniamo di là. La festa è appena iniziata. Io e Mia ci siamo impegnate molto nella preparazione. Mi sono anche rotta un’unghia perché ho dovuto spostare da sola delle cose… Ora è inutile spiegarti cosa, comunque, il punto è che ci ho messo tutta me stessa». Allie la squadrò molto attentamente e probabilmente fece un’espressione poco convinta, perché Joy sembrò un tantino offesa. «Davvero!».
«Ti credo. Dico sul serio», si sentì di sottolineare, all’occhiata contrariata di Joy.
«Va bene, ora andiamo». Joy si alzò e le offrì la mano. Allie sorrise e la prese. «E ricorda: è meglio essere…».
«…temuti che amati», concluse Allie, alzandosi. «Grazie, amica mia».
Il sorriso sincero che le rivolse Joy durò poco meno di un secondo, dal momento che in quel preciso istante qualcuno irruppe nella stanza.
«Che succede?», chiese Joy.
Un sorriso malizioso comparve sul volto del ragazzo. «Ho interrotto qualcosa? Prego, continuate pure…».
«Smettila, idiota. Che cosa vuoi?».
Fu allora che Allie non ebbe più dubbi sul ritorno della vera Joy Molding.
Il ragazzo impallidì. «Ecco, é arrivata la birra e di là si stanno tipo assalendo per averla…».
«Cavolo». Joy sparì all’istante veloce come la luce, quasi investendo il ragazzo sulla porta, e Allie la seguì, evitando di proposito lui e le sue avances.
Nel salone, una quantità decisamente eccessiva di persone si stava davvero assalendo per la birra.
«E questi da dove spuntano fuori?». Joy aveva le mani nei capelli. «Prima non c’erano!».
Allie fece una smorfia colpevole. «Li ho invitati io».
«Cosa? Ma li conosci?», urlò Joy mentre li allontanava dal tavolo assieme a Mia. Allie accorse subito in loro aiuto.
«No».
«Sei pazza, forse?», sbottò Mia impegnata a tenere buoni un paio di ragazzi mai visti prima.
«Ho mandato qualche sms… Scusate, ho discusso per l’ennesima volta con mia madre e volevo provocarla».
«Invitando questa gente incivile?». Mia sembrava davvero scioccata.
«E due fotografi che avrebbero dovuto documentare tutto… Ok, non sembrava un’idea tanto stupida quando l’ho elaborata», ammise infine.
«Be’, i fotografi hanno visto abbastanza. Caccia via anche loro, ok?». Mia fece per allontanarsi dalle ragazze, non senza aver spinto fuori casa i due intrusi.
«Dove vai?».
«A limitare i danni di là. Mi hanno detto che c’era qualcuno in camera dei genitori di Joy».
«Cosa?», chiese Joy urlando, ma Mia era già scomparsa. «Allie, complimenti. Gran bel lavoro. Sei un genio, davvero».
Allie rispose allo sfogo della sua amica con una smorfia dispiaciuta. Stava per occuparsi della ragazza quasi priva di sensi sul costoso divano di Joy quando una sagoma entrò improvvisamente nella sua visuale. Dall’altra parte del salone c’era un contrariato e rassegnato Matthew Grey, che non appena incrociò lo sguardo di Allie scosse lentamente la testa e se ne andò.
«Matt!». Alice dimenticò all’istante la ragazza svenuta e lo seguì. «Matt, aspetta!».
Quando lo trovò, nel lungo corridoio, aveva il fiatone e i piedi già doloranti per via delle scarpe alte. «Matt», lo chiamò un’ultima volta. Lui si fermò e si voltò. Era bellissimo, pensò Allie. Gli occhi azzurri sembravano quelli di un angelo e i capelli nero pece mettevano in risalto la carnagione chiarissima. L’unica nota stonata in tutto ciò era l’espressione delusa.
«Mi hai invitato. Eccomi».
«Non fingere di essere qui solo perchè te l’ho chiesto io». Allie tentò disperatamente di capire cosa ci fosse dietro quegli occhi color oceano, ma scrutare l’anima di Matt era difficile quasi quanto scrutare quella di Joy.
«Non l’ho mai detto».
«Ma hai detto delle cose orrende, oggi».
«Le pensavo davvero».
Allie era sempre più confusa e irritata. Perché diavolo era venuto, allora? «Sei venuto per discutere, forse?». Incrociò le braccia al petto.
«No, certo che no. Volevo farti gli auguri, e speravo che una volta arrivato qui avrei capito di aver avuto completamente torto riguardo a te, ma è evidente che era tutto vero. Avevo ragione».
Allie capì che pensava davvero che fosse un’egoista senza sentimenti. «No, no, io non sono così, te lo assicuro. Non più».
«Allora come spieghi l’assalto di là?».
«É complicato».
Matt distolse lo sguardo. «Già, lo immaginavo».
«Ti dirò tutto. Di me, della mia vita. Ma é complicato. Non sono la persona più generosa e altruista sulla faccia della Terra, ma sto cambiando».
«Io me lo auguro. Perché tu sei migliore di così. non dovresti stare con queste persone, meriti molto di più».
«Se lo pensi davvero, resta. Ti prego. Ti racconterò tutto».
«I tuoi invitati…».
«Possono andare tutti al diavolo. Non c’è una persona di là con cui vorrei avere alcun tipo di rapporto, escluse Mia e Joy. Si occuperanno loro di cacciare via tutti. Aspetta qui». Allie portò Matt in una stanza e si avvicinò all’uscita. «Torno subito». Fece per uscire ma si voltò un’ultima volta. «Non andartene».
«Non me ne andrò». L’ombra di un sorriso comparve sul volto del ragazzo, e Allie si sorprese ad esserne felice. Impiegò meno di due minuti a spiegare a Mia la situazione, che nel frattempo cacciava due ragazzi dalla camera da letto dei genitori di Joy. Mia non fece resistenza, nonostante fosse irritata come mai prima d’ora. Come sempre, Alice era sicura di poter contare su di lei. Quando tornò da Matt e lo vide ancora lì ad aspettarla non poté fare a meno di meravigliarsi.
«Ti avevo detto che sarei rimasto», disse, infatti, notando la sua espressione piacevolmente sorpresa. «E poi, anche volendo, non ricordo dove sia l’uscita. Questa casa è un labirinto».
Allie si chiese se non lo fosse anche la sua. Ne era sempre stata curiosa. Sì, insomma, della sua vita, di qualsiasi cosa lo riguardasse. Neanche Matt parlava mai di sé, specialmente con lei. Anzi, loro non avevano mai parlato.
Si sedette sulla panca ai piedi del letto. «Mi metto comoda, sto per intraprendere un lungo viaggio nel viale dei ricordi. Brutti ricordi», spiegò al ragazzo, quando lui la fissò con sguardo indagatore.
«Ok».
Dopo che Matt la affiancò iniziò ad aprirle il suo cuore, cosa che non aveva mai fatto con nessuno. Gli raccontò ogni cosa. Tutto ciò che riguardava lei, la sua infanzia, la scomparsa di suo padre, poi la nascita di Annie e il comportamento menefreghista di sua madre. Un aneddoto in particolare sembrò colpire Matt, quello del giorno in cui Julie dimenticò di andare a prendere Allie a scuola e nessuno riusciva a rintracciarla. Corse a prenderla Nadia, la governante, portando in braccio una Annie disperata di appena un anno. Non fu l’ultima volta che accadde e da quel momento in poi Allie non si fidò più di sua madre, che comunque non aveva mai tempo da dedicare né a lei né a sua sorella, da quando il padre se n’era andato dopo la nascita di Annie. Nadia l’aveva cresciuta, non Julie, così come sua sorella. Quella sera, quando Julie ricomparve, oltre che incredibilmente ubriaca, non volle avere niente a che fare con le figlie. Allie lo ricordava come fosse accaduto il giorno prima: Annie pianse fino a finire le lacrime perché voleva sua madre e Julie era nella stanza accanto urlandole di farla tacere perché la disturbava. Allie, allora, giurò a se stessa che non avrebbe lasciato crescere Annie in quell’ambiente malsano, così a soli undici anni iniziò a prendersi cura di sua sorella insieme a Nadia, non facendole mai mancare niente, a cominciare dall’immenso amore che meritava.
«Allie, io… non immaginavo niente del genere. Mi dispiace, davvero». Matt si alzò, iniziando a gesticolare.
«Oh, ti prego, l’ultima cosa che voglio è la compassione». Allie non si mosse, rimase seduta composta come una statua greca, impeccabile come sempre nel suo aspetto divino. «Volevo solo che conoscessi i miei precedenti, sai… una delle ragioni per cui probabilmente mi comporto da stronza patentata», spiegò. «Volevo che mi conoscessi davvero. Ora non iniziare a psicanalizzarmi, per favore, so già nei dettagli cosa ti passi per la testa. E ti giuro, vorrei uccidermi per tutto il dolore che ho causato negli ultimi anni. Per Annie! Dio, come l’ho trattata male, oggi…».
«Annie?». Matt si sedette di nuovo.
«Lei non ha fatto nulla di male, ma ero così arrabbiata con mia madre che ho aggredito anche lei». Allie gli raccontò del litigio avuto con Julie, del fatto che voleva trattenerla con la scusa di dirle qualcosa di più importante della sua festa di compleanno. «Ridicolo!», commentò infine.
«Non puoi saperlo. E se fosse stato davvero importante?».
«Ti dirò quello che ho detto a lei: mia madre ha perso ogni diritto su di noi quando ha deciso di trascurarci, anni fa. Ciò che è importante per lei è insignificante per me».
Matt si irrigidì un istante, a fianco a lei. Allie aveva usato parole forti, ma ora capiva, finalmente, le cause del suo comportamento tanto gelido.
«Mi dispiace», riuscì a dire soltanto.
«Basta dispiacerti!», esclamò Allie con un sorriso amaro.
«Ti ho detto cose orribili, oggi, ti devo delle scuse».
«Ti ringrazio, ma la verità è che avevi ragione. Tutti hanno ragione riguardo a me. Il mio mondo fa veramente schifo. Ma tu… tu lo rendi quasi piacevole, sai? Da quando ti ho conosciuto ho iniziato a pormi delle domande e sentivo che qualcosa stava cambiando, che la vecchia Allie, quella vera, stava tornando. E non voglio perderla. Mai più. Ma non voglio cambiare solo per questo, voglio cambiare per te». Allie fece una pausa. Si sentiva osservata, ma Matt non diceva nulla e lei non aveva il coraggio di guardarlo. «Tu sei la cosa migliore, più vera e pura che mi sia mai capitata, e non voglio perdere neanche te». Lanciò uno sguardo al soffitto. «Cavolo, ora mi avrai preso per pazza! Una pazza sentimentale e…».
«Sincera». Matt le prese la mano. «Sincera e bellissima. Non parlo di aspetto esteriore, sia chiaro, sai già da te di essere meravigliosa, ne sono certo. Ma se questa è la vera Allie Jackson, non voglio che cambi di una sola virgola». Allie diresse all’istante gli occhi nei suoi, scioccata. «Neanche un capello, hai capito?». Con la mano libera, Matt le prese una ciocca di capelli e la sistemò dietro il suo orecchio, in un gesto tanto spontaneo che la spaventò. Un momento dopo, però, si ritrovò a sorridere. Si accorse che ogni timore spariva, finché Matt era con lei. La sua mano era così calda e soffice, sopra la sua…
Che situazione! Non poteva credere che stesse accadendo davvero, quasi le sembrava irreale. Un sogno, un bellissimo sogno surreale. Ma era tutto vero. La sensazione di calore che provava solo incontrando il suo sguardo… non era finzione.
Sembrò passato un momento infinito quando si accorse che lei e Matt erano tanto vicini da sfiorarsi, naso contro naso, fronte contro fronte. Chiuse gli occhi, istintivamente. Qualche millimetro ancora e…
Allie riaprì gli occhi all’istante appena sentì dei passi avvicinarsi. Joy comparve improvvisamente di fronte a loro con un’espressione allarmata, il volto bianco. Non la vedeva così preoccupata da quando Mary Stevens minacciò di soffiarle la corona al ballo di fine anno, dato che Allie aveva rinunciato al titolo. Dopo due anni consecutivi iniziava ad essere stanca di tante cerimonie. E poi non aveva più tempo per certi eventi futili, stava crescendo e il liceo era già acqua passata, per lei.
«Joy». Allie si alzò immediatamente, confusa. Sarebbe stato meglio che avesse avuto un buon motivo per averli interrotti in quel modo.
«Allie, ti cercano», disse con la stessa espressione scioccata.
«Chi?». Quando Allie parlò due ragazzi in divisa entrarono nella stanza.
«Signorina Jackson», iniziò il poliziotto più giovane.
«Oh avanti, Trevor, ci conosciamo da anni, non c’è bisogno di essere così formali». Allie sorrise, ma c’era qualcosa di strano in tutto ciò. Le loro espressioni erano strane. «Che succede? Se è per via degli invitati, abbiamo cacciato tutti gli imbucati. Ora non dovrebbero più esserci problemi, vero Joy?». Allie cercò lo sguardo della sua amica e solo allora notò un accenno di tristezza, nei suoi occhi.
«Non è per i suoi invitati», intervenne l’altro ragazzo, labbra serrate.
Trevor abbassò lo sguardo quando Allie si voltò verso di lui in cerca di spiegazioni. «Allie, mi dispiace tanto».
«Cosa… cosa è successo?». Il sorriso scomparve velocemente dal suo volto. Joy si sedette accanto a Matt, e Allie capì che la situazione doveva essere più grave di quanto pensasse.
Alla fine, fu l’altro poliziotto a parlare.
«Si tratta della sua famiglia».

 

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Oblivium, Racconto a puntate

Informazioni su Sam

Gli amici mi chiamano Sam, ho 20 anni e sono un'appassionata di scrittura e lettura, nonché telefilm addicted. Credo fermamente nel potere catartico di tutti i tipi di arte e anelo ardentemente ad un mondo più fantasioso e meno cinico. A volte sono un po' folle. Ritenevo giusto che lo sapeste.

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4 thoughts on “Oblivium – 1. Buongiorno Upper East Side

  1. Chiara il said:

    Nooo ero così presa che sono rimasta dispiaciuta nel vedere che il capitolo era terminato! Voglio il restoo! Che cast! Che cast! Grandissima come sempree! <3

    • Sam il said:

      E questo è solo l’inizio! Ho delle idee fantastiche per il secondo capitolo**
      Il cast è abbastanza d’effetto? Be’, non ti ci affezionare troppo (prendilo come uno spoiler) xD
      E grazie <3

  2. Accidenti, certo che anche tu con la suspance non scherzi eh xD
    Come promesso eccomi qui a commentare la tua storia!
    Piccola sciocchezzuola grammaticale per iniziare: ho controllato sul vocabolario (lo so, sono una rompi xD), e “affianco” (circa inizio capitolo) é la prima persona del verbo affiancare, in realtà in quella frase ci andrebbe “a fianco”.
    E ora i commenti più seri xD come ho detto prima la conclusione del capitolo mi ha lasciata tipo “ma come finisce così?!”, quindi ottima scelta. Mi piace anche come descrivi i personaggi, perché non fai descrizioni lunghiiiissime ma inserisci qualche piccolo indizio qua e là.
    Matt é già il mio preferito ** vedremo se lo resterà anche più avanti o verrà spodestato da qualcun altro xD
    Comunque complimenti, il tuo stile é molto incalzante e coinvolgente, anche perché ci sono anche alcune frasi divertenti che rendono la lettura ancora più scorrevole 😀

    • Sam il said:

      Grazie mille per la notifica!! Di solito non commetto certi “orrori” grammaticali (come diceva la mia professoressa di italiano xD), correggo subito! Per quanto riguarda il resto sono felice che ti sia piaciuto! La storia cambierà radicalmente, più avanti, a causa del colpo di scena finale, quindi spero ti continui ad intrigare! Infine, la suspance e l’ironia sono due dei miei tratti distintivi, come le descrizioni particolari che non si esauriscono subito, perchè altrimenti le trovo noiose xD
      Sono contenta che ti piaccia il mio stile** Aspetto con ansia che commenti il resto <3

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